lunedì 22 febbraio 2010
domenica 14 febbraio 2010
Crisi Economica e Precariato
Il Circolo Arcoveggio in occasione dell’iniziativa pubblica “Crisi economica e Precariato”, appuntamento appartenente al ciclo di incontri “Circolo di Idee”, ha sviluppato insieme ai relatori Villiam Rossi (Assessore al Bilancio del Comune di Bologna), Donata Lenzi (Deputata PD) e Danilo Gruppi (CGIL Bologna) e ai cittadini che hanno partecipato numerosi, un dettagliato dibattito sul tema in oggetto.
La situazione economica del nostro Paese è descritta da dati assai preoccupanti. La crisi economica internazionale ha impattato anche sulla nostra economia ormai già dal 2008. Il tasso di crescita del Pil è negativo per il secondo anno consecutivo con un drammatico –4,8% del 2009. Il tasso di disoccupazione è cresciuto all’ 8% nel 2009 e continua a crescere in modo drammatico nel 2010.
Nell’anno appena concluso il nostro paese ha sicuramente fatto i conti con una grossa crisi delle imprese a seguito della crisi internazionale economica e finanziaria, che ha coinvolto le maggiori economie come Cina, Stati Uniti e i paesi delle zona euro. Moltissime aziende hanno chiuso i battenti o hanno delocalizzato altrove la produzione, a volte anche approfittando della situazione. Il risultato è innanzitutto la perdita di una parte importante del nostro sistema produttivo, perdita con cui bisogna far i conti. In secondo luogo, il risultato è la perdita di un numero elevatissimo di posti di lavoro. Il 2010 si prospetta come l’anno drammatico per il lavoro. Se nulla verrà fatto, si arriverà inevitabilmente nell’arco di un anno o due al disagio sociale diffuso e al dramma per moltissime persone.
Il Circolo esprime forte contrarietà davanti alla politica economica del Governo. Una politica volutamente inerte davanti alla situazione, e che spera nel rilancio economico mettendosi al traino di altre economie estere, puntando così sulla crescita grazie all’aumento delle esportazioni. Questo tipo di approccio riduce fortemente gli interventi a favore della crescita interna, lasciando il Paese in balia di se stesso nell’affrontare la crisi in corso.
Inoltre grande amarezza nasce dall’atteggiamento che il Governo ha fin dal principio tenuto nei confronti della crisi, negandone prima l’esistenza stessa, e poi rivelandosi del tutto inadeguato nell’intervenire con prontezza per risolvere le problematiche economiche e sociali.
L’Assemblea ritiene che sia responsabilità del Partito Democratico dimostrarsi fermo e determinato nel proporre interventi ed azioni a favore del superamento della situazione attuale, impegnandosi a fare chiarezza e a creare consapevolezza, e avvicinandosi ai reali problemi delle persone, che stanno emergendo in tutta la loro urgenza e drammaticità.
L’Assemblea esprime la necessità che la questione del lavoro sia messa al centro, con fermezza e prontezza, dell’azione politica del PD.
Al fine di creare nell’immediato posti di lavoro, devono essere promosse tante piccole opere ed interventi pubblici, soprattutto a livello delle amministrazioni locali, per impiegare nell’immediato manodopera: dal punto di vista dell’occupazione, infatti, sono molto più efficaci tante piccole opere piuttosto che grandi e costose opere pubbliche.
A tal riguardo è giudicata particolarmente negativa la modalità di applicazione del patto di stabilità a livello nazionale e del prezzo eccessivo che viene fatto pagare alle amministrazioni locali, rispetto a quanto richiesto all’amministrazione centrale, limitando così fortemente la possibilità di fare investimenti sul territorio. L’Assemblea ritiene che, invece, dovrebbero essere modificati tali criteri in modo che le amministrazioni con un bilancio in regola possano, in momenti come questi, fare ricorso al finanziamento per realizzare opere sul territorio, e per rilanciare così l’economia locale.
Inoltre è ormai percepita come una necessità non più rinviabile una riflessione sulla flessibilizzazione del lavoro che nel nostro paese si è imposta, fin dall’inizio, in una forma degradata di precariato, e che in questo momento è una delle principali cause di disagio, non solo sociale, di chi entra nel mondo del lavoro.
Dal punto di vista delle problematiche legate all’occupazione si ritiene che gli ammortizzatori sociali dovrebbero essere di durata maggiore e dovrebbero includere maggiori categorie di soggetti, comprendendo così anche i lavoratori precari. Il dovere di uno Stato democratico è quello di garantire una rete di sicurezza a tutti i cittadini, in particolare alle fasce più esposte e fragili della popolazione.
Dal lato delle imprese, è molto importante definire nuove politiche industriali, investendo sui punti di forza del nostro sistema produttivo, basato soprattutto sulla piccola e media impresa, e mettendo in rete le realtà imprenditoriali. Nel rafforzare questo processo si ritiene strategico puntare sulla conoscenza e sulla ricerca scientifica. È importante ritornare a valorizzare il sapere tecnico diffuso, che permetta la nascita di nuove imprenditorialità. Tale sapere oggi deve essere sicuramente di livello avanzato e d’avanguardia.
Si ritiene, infine, che il Partito Democratico deve adottare con maggiore fermezza politiche di redistribuzione della ricchezza per ridurre la disuguaglianza, oggi drammaticamente crescente nel nostro Paese. Le politiche di redistribuzione in favore delle fasce meno abbienti vanno adottate indipendentemente dalla maggiore o minore crescita del Pil. Infatti una minore disuguaglianza permette non solo una società più giusta, ma anche una maggiore crescita economica. Inoltre andrebbero sciolti tanti privilegi, presenti nel nostro paese da molto tempo, ed oggi insostenibili. È opportuno procedere con la riforma della pubblica amministrazione, la riduzione dei costi della politica, la riforma delle professioni, l’eliminazione dei monopoli privati e l’introduzione di interventi a favore di una maggiore concorrenza nei mercati non del tutto liberi. È necessario, infine, intervenire a favore del contingentamento delle tariffe dei beni di prima necessità per impedire la continua riduzione del potere d’acquisto dei salari e degli stipendi.
In altri termini, si riafferma il primato della Politica, che soprattutto in momenti di crisi come quella che stiamo vivendo, dovrebbe contenere, controllare, indirizzare i processi economici e non, come è accaduto negli ultimi decenni, il contrario.
Il direttivo del Circolo Arcoveggio
Bologna, 2 febbraio 2010
Il Sistema giustizia, riforma o smantellamento?
Il Circolo Arcoveggio in occasione dell’iniziativa pubblica “Il sistema Giustizia, riforma o smantellamento?”, primo appuntamento del ciclo di incontri “Circolo di Idee”, ha sviluppato insieme ai relatori Dr. Libero Mancuso e Avv. Salvatore Tesoriero e ai cittadini che hanno partecipato numerosi, un dettagliato dibattito sul tema in oggetto.
Dopo una approfondita analisi effettuata dai relatori sulle problematiche del sistema giustizia e in particolare sulle ultime proposte di legge presentate o in via di presentazione dai partiti di maggioranza e di opposizione (“Processo breve” presentato dalla maggioranza, “Legittimo Impedimento” presentato dagli on. Vietti - UdC e Costa - PdL, “Scudo Giudiziario”, in via di elaborazione e “Immunità parlamentare” presentato dall’on. Chiaromonte - PD e dall’on. Campagna - PdL), la discussione ha portato alla luce numerosi aspetti su cui il Circolo esprime e rende pubblica la sua posizione.
Il Circolo esprime piena contrarietà e disapprovazione nei confronti dell’ennesimo tentativo da parte della maggioranza di governo di legiferare con l’obiettivo di risolvere in primis i problemi giudiziari del Presidente del Consiglio, in particolare laddove questi incidano molto negativamente sull’efficienza già molto bassa del sistema giustizia.
Estremamente negativa è stata giudicata l’applicabilità retroattiva di alcuni dei provvedimenti in oggetto, che renderebbero nulli decine di migliaia di processi, con effetti negativi sulla certezza della pena e riflessi devastanti sulle attività economiche, lavorative, sociali e sulla sicurezza dei cittadini, contrariamente da quanto promesso quotidianamente dalla maggioranza di governo.
In particolare si ritiene pericolosa l’inclusione dei reati di corruzione fra i reati a limitato tempo di prescrizione e si ritiene propagandistica e irrazionale l’esclusione dei reati legati all’immigrazione, oggi in gran parte sanzionati da ammende e altre sanzioni amministrative.
Negativamente vengono giudicati la partecipazione dell’UDC alla stesura del ddl sul Legittimo Impedimento e in particolare dell’on. Chiaromonte alla proposta sull’Immunità Parlamentare, che si ritiene fosse necessaria in tempi rischiosi per la democrazia italiana quale il secondo dopoguerra, ma assolutamente fuori luogo in questa fase storica e politica
L’assemblea esprime la necessità di una più convinta opposizione da parte del Partito Democratico e rifiuta su queste tematiche accordi o tentativi di dialogo con una maggioranza di governo che ha come obiettivo primario la difesa degli interessi del Presidente del Consiglio. Pertanto chiede agli eletti del Partito Democratico nelle sedi nazionali di rifiutare compromessi o accordi che porterebbero effetti estremamente negativi per il futuro del nostro paese, in contrasto con i principi fondamentali della nostra Costituzione.
Il Circolo sottolinea inoltre la necessità di incentrare maggiormente il dibattito politico sulle reali problematiche del sistema giustizia, sistema che necessita di interventi urgenti e non più procrastinabili, quali informatizzazione e ammodernamento delle strutture, migliore organizzazione degli uffici giudiziari, incremento degli organici nelle aree a maggiore rischio di criminalità, investimenti effettivi e non soltanto promessi nell’ambito dell’attività di contrasto diretto svolto dalle forze dell’ordine e dalla polizia giudiziaria. Attività che comporterebbero una riduzione dei tempi di giudizio, una reale certezza della pena e il contenimento dei costi anche a carico degli imputati.
Queste inefficienze creano enormi difficoltà al sistema-paese e rendono sempre più complessi gli investimenti stranieri e l’ammodernamento del sistema economico e produttivo, gravato da un fardello di evasione, illegalità e mancato rispetto delle norme. Su tali tematiche il PD deve farsi carico delle necessità della società e delle richieste dei suoi elettori ed iscritti, rompendo gli indugi al fine di proporre in prima persona vere riforme, autonome e slegate da quelle pretestuose della maggioranza di governo.
L’assemblea inoltre sollecita al Partito una maggiore e più costante attività di informazione in merito allo stato dell’arte e alle proposte sulla riforma della giustizia e su tutte le proposte di legge più importanti presentate dai vari schieramenti ed in particolare quelle riconducibili ai nostri gruppi parlamentari.
Si ravvede la necessità di un più efficace raccordo fra i cittadini e rappresentanti nelle istituzioni al fine di riattivare quel meccanismo positivo di comunicazione attiva e formativa in grado di ricreare le opportune condizioni culturali e sociali necessarie per contrastare sul campo il populismo del centro-destra. Una azione diretta che miri al coinvolgimento locale della società e delle sue componenti più attive e favorisca l’innalzamento del livello culturale del dibattito politico, aggirando in questo modo la destra per batterla sul piano delle idee e non esclusivamente su quello della comunicazione di massa, su cui la nostra proposta politica è per sua natura meno efficace.
L’assemblea inoltre fa notare di come il PD, unico nel panorama politico italiano, si sia dotato all’interno del suo statuto di strumenti di consultazione diretta in grado di coinvolgere gli iscritti nelle scelte chiave del Partito. Strumenti che si auspica possano essere utilizzati in occasioni importanti quali sono la riforma della giustizia e più in generale i rapporti con la maggioranza di governo su temi specifici.
Bologna, 20 gennaio 2010

