lunedì 12 aprile 2010

Donne: figura femminile e pari opportunità

Documento elaborato a seguito dell’incontro pubblico “Donne: figura femminile e pari opportunità” del giorno 08/03/2010 e approvato dal Comitato direttivo del Circolo Arcoveggio in data 18 marzo 2010.


Il Circolo Arcoveggio in occasione dell’iniziativa pubblica “Donne: figura femminile e pari opportunità”, nell'ambito del ciclo di incontri “Circolo di Idee”, ha sviluppato insieme ai relatori Simona Lembi (Ex Assessore alla Scuola e Pari Opportunità del Comune di Bologna), Francesca Rescigno (Docente di Diritto Pubblico e Regionale dell'Università di Bologna) e ai cittadini che hanno partecipato numerosi, un acceso dibattito sul tema in oggetto.

Il percorso di emancipazione e di riconoscimento delle pari opportunità e diritti delle donne nel nostro Paese appare ancora in salita e non pienamente compiuto.

Sebbene molti passi in avanti siano stati fatti dal dopoguerra ad oggi, i dati relativi all’occupazione femminile, alla rappresentanza politica e alla presenza femminile nei consigli di amministrazione delle aziende italiane denotano ancora un forte ritardo rispetto agli altri paesi europei. Il tasso di occupazione femminile si attesta attorno al 47,2%, rispetto al 70,3% maschile, e dista ben 12 punti dalla media europea (59,2%). La stessa disparità si registra nelle remunerazioni, visto che le donne, a partita di mansione, guadagnano meno degli uomini, e si registra ancora nella suddivisione dei ruoli all’interno delle mura domestiche, visto che le donne lavorano ben 81 minuti al giorno in più rispetto agli uomini.

In Italia ad oggi le donne in posizioni di rilievo nelle imprese private sono pochissime: solo 1,6% dei lavoratori con grandi responsabilità in azienda sono donne (4,5% considerando le donne appartenenti alle grandi famiglie industriali).

Anche dal lato della rappresentanza la situazione non è migliore, visto che mai nella storia della Repubblica si è superato quota 20% di donne in Parlamento, e la media nelle varie legislature si è attestata poco sopra il 10%.

Infine anche sul fronte familiare la donna continua a fare molta fatica a conciliare lavoro e maternità. Infatti la maternità oggi pesa come un macigno sulle spalle delle donne ed è mal vista nel mondo di imprese e imprenditori. Il tasso di occupazione di donne single è l’86,5%, scende al 71,9% per le donne in coppia ma senza figli, ma precipita al 51,5% per le donne che vivono in coppia con figli. Infine solo il 37% delle donne con 3 figli riesce a lavorare.

Basterebbe far rispettare i dettami costituzionali (come l’art. 3 e l’art 37 della Costituzione) e applicare leggi già presenti nel nostro ordinamento per raggiungere una reale parificazione dei diritti e delle opportunità. In Italia esistono, infatti, leggi per le pari opportunità, che però nella pratica non vengono applicate. Ciò è sintomatico del fatto che il problema delle pari opportunità è un problema principalmente culturale che, come tale, va affrontato con strumenti legislativi e normativi che indirizzino e al limite impongano i cambiamenti che si ritengono giusti.

L’Assemblea riconosce, perciò, il ruolo importante delle quote rosa, come strumento essenziale (seppure transitorio) per raggiungere reali avanzamenti in merito alla pari opportunità delle donne. Si ritiene, infatti, che lo strumento delle quote sia imprescindibile per il raggiungimento di quella massa critica necessaria per produrre un reale cambiamento culturale rispetto alla posizione della donna nella società italiana. Per questo motivo è importante che il Partito Democratico in primis intraprenda al più presto un serio percorso di autoregolamentazione interna sia nel numero e nel posizionamento delle candidature femminili, sia sostenendo con forza queste candidature in tutto il processo fino alla concreta elezione, puntando su candidature femminili autorevoli anche per posizioni di grande rilievo e importanza politica.

L’Assemblea ritiene, inoltre, necessario un cambiamento culturale non solo per le donne ma anche per gli uomini, affinché questi ultimi si impadroniscano di una nuova dimensione e rappresentazione di sé che li veda protagonisti come padri, al pari delle madri, all’interno della vita familiare e della gestione dei figli. È necessaria una cultura che rispetti le scelte di vita famigliare e ne protegga gli ambiti. Che permetta di conciliare lavoro e famiglia, di valorizzare il tempo di vita in maniera completa, per gestire i due ruoli (il maschile e il femminile) in modo equilibrato sia nell’ambito lavorativo, sia tra le mura domestiche.

A tal fine andrebbero parificati i congedi parentali, rendendoli obbligatori sia per la madre che per il padre, non solo per consentire ai padri di riappropriarsi dello spazio e del tempo all’interno della famiglia, ma anche per eliminare la discriminazione all’origine dei rapporti di lavoro. Andrebbero, infine, aumentati gli investimenti in asili nidi e a sostegno della genitorialità, ed infine andrebbero promosse forme di lavoro che ne permettano la conciliazione con la famiglia, come il part-time e il lavoro a distanza.

L’Assemblea, inoltre, ritiene che andrebbe meglio regolamentato (alla pari degli altri paesi europei) l’uso che viene fatto del corpo delle donne sui mezzi di comunicazione (televisione, riviste e pubblicità), soprattutto laddove se ne abusa a fini commerciali, umiliando di fatto la figura femminile. Questo uso commerciale del corpo delle donne fonda le sue radici all'interno di una questione culturale mai veramente risolta, ma la degenerazione alla quale si assiste nei media rischia di aggravare il problema, aumentando l'incomunicabilità e la prevaricazione tra i generi e conducendo a preoccupanti regressioni nei rapporti sociali.

Al fine di portare avanti queste istanze, l’Assemblea ritiene di vitale importanza un nuovo patto tra le generazioni e tra i generi, tra generazioni diverse di donne e tra uomini e donne, per completare un percorso di emancipazione mai veramente concluso e che invece, mai come ora, necessita di una continuità con il passato.

È importante, infatti, non solo recuperare una memoria storica delle lotte fatte e dei raggiungimenti degli ultimi decenni (anche riaffermando il vero senso dell'8 marzo), ma anche ravvivare una nuova sensibilità tra le giovani generazioni sui temi della parità. Le nuove generazioni, infatti, spesso si trovano a vivere in maniera inconsapevole la privazione dei diritti e le discriminazioni in merito alla propria realizzazione, senza perciò essere ancora veramente libere di scegliere. È necessario, invece, continuare a sensibilizzare, formare ed informare per rinnovare la sensibilità sui diritti negati nel nostro Paese e per dare coraggio alle giovani generazioni affinché si prendano in mano le redini della lotta politica per le pari opportunità. È importante perciò fare crescere la partecipazione delle donne dentro e fuori il Partito, dentro e fuori le istituzioni.

L’Assemblea ritiene, infine, che siano necessari luoghi e spazi all’interno del Partito Democratico in cui discutere dei problemi legati alle pari opportunità e alle questioni di genere, mantenendo sempre viva l’attenzione su questi temi e costruendo obiettivi e percorsi di lungo periodo.

Il direttivo del Circolo Arcoveggio

Bologna, 7 aprile 2010